La presa di coscienza nella pratica Yoga

Aggiornato il: 11 mag 2020

Lo stato di unità nella pratica Yoga (secondo i saggi dell’Oriente o Rishi) esiste già in stato potenziale in noi, ma, non essendo risvegliati spiritualmente, non siamo generalmente coscienti di questo stato di unione o fusione con il Macrocosmo e sentiamo sempre la dualità e la molteplicità. Questa presa di coscienza comune porta le persone a notare sia in loro stessi che al di fuori di essi soprattutto le differenze invece che le similitudini.


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La presa di coscienza nella pratica Yoga

Pertanto il ritorno dell’essere umano al perfetto stato di coscienza di non dualità, è lo scopo essenziale nello yoga. Lo Yoga ci svela gradualmente nell’essere l’esistenza di più livelli di consapevolezza. Yama e Niyama del Kriya Yoga, tappe importanti nella pratica spirituale, devono essere in modo sistematico rispettate in modo coscienzioso.

Lo yoga aiuta nell’accelerare l’evoluzione della Coscienza, evoluzione coordinata dall’Intelligenza Divina Cosmica. La nostra evoluzione spirituale può essere accelerata tramite il risveglio e l’attivazione degli aspetti latenti del proprio universo interiore, che sarà gradualmente coscientizzato. La presa di coscienza parziale assomiglia analogicamente ad un sentimento non ben identificato; questo si manifesta poi sotto forma di vissuti globali profondi e complessi che ci permettono di intuire i misteri dell’essere e dell’Universo circostante. Diventando consapevoli si assiste a una enorme accelerazione e pienezza dell’esistenza di un individuo, viene svelata una realtà profonda che prima non immaginavamo.


La presa di coscienza: Yoga della consapevolezza


Meenakshi Devi (una yogina dell’India) parla di una fase particolarmente importante nel processo di comprensione e approfondimento della presa di coscienza, proprio all’inizio della pratica Yoga e che consta in:

«essere quanto più coscienti su tutti gli aspetti che ci mostrano quanto incoscienti siamo a volte, senza neanche immaginarlo». (Meenakshi Devi)

È un’affermazione apparentemente paradossale ma totalmente vera per uno yogi. Molte persone, al giorno d’oggi desiderano imparare lo Yoga della consapevolezza, comportandosi come se tutto gli sia dovuto, in modo obbligatorio senza prendere in considerazione che questo salto benefico, straordinario non si può realizzare se non progressivamente, per tappe, implicando una trasformazione fondamentale ed una purificazione dell’essere da tutto quello che è negativo.


Chi pratica Yoga, deve imparare la pazienza, sviluppare l’apertura mentale, l’attenzione e la prontezza ad imparare da ogni situazione sia esteriore che interiore. Se non agiremo cosi, saremo facilmente delusi, a causa di un’utilizzazione non corretta delle energie interiori e del tempo, mentre l’attività realizzata sarà in gran parte inefficiente.


Lo Yoga può essere definito come una abilità ed intelligenza in azione, intendendo per abilità la capacità di usare in modo intelligente e con la massima efficienza le proprie disponibilità, creando cosi, progressivamente, grazie al processo sottile di risonanza, le premesse dell’amplificazione ed energizzazione ottima di queste disponibilità ora risvegliate. In questo caso la presa di coscienza nella pratica Yoga è la modalità privilegiata che risveglia ed amplifica l’abilità in un tempo breve. Tramite una pratica costante, corretta e sistematica, l’abilità può essere perfezionata straordinariamente, ma dobbiamo ricordare che solo la presa di coscienza può davvero generare la maestria ed i poteri paranormali che risultano da una pratica Yoga adeguata.


Vedi anche La Meditazione: primi passi


L'articolo è stato redatto da Stefania Desogus (Amrita Centro Yoga Milano)

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